Di chi sono i CSV? Note di Paola Springhetti

DI CHI SONO I CENTRI DI SERVIZIO PER IL VOLONTARIATO?

Facciamo il punto sul dibattito attorno alla riforma del Terzo settore, per quel che riguarda i Csv

Paola Springhetti su Reti Solidali

La recente pubblicazione del documento “La riforma che vorremmo” da parte del Forum nazionale del Terzo Settore,  ha ridato vivacità al dibattito sulla riforma anche per le parti che riguardano il volontariato. Il Disegno di Legge “Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale”, dopo l’approvazione della Camera è ora in Commissione al Senato e il relatore, Stefano Lepri, spera che si possa arrivare all’approvazione definitiva nella primavera 2016, dopodiché il Governo avrebbe un anno di tempo per i decreti delegati.

Ma restano alcuni punti su cui al momento non c’è accordo: in attesa di ulteriori sviluppi, proviamo a fare il punto del dibattito sull’art. 5, nella parte che riguarda i Centri di Servizio per il Volontariato, su cui si è espresso anche il Coordinamento nazionale dei Centri (Csvnet) in un documento pubblicato nel maggio scorso.

 Chi costituisce i Csv?

Secondo gli emendamenti Lepri alla bozza approvata alla Camera e secondo il documento del Forum del Terzo Settore, alla costituzione dei Csv possono concorrere gli enti del Terzo settore. Secondo Csvnet, invece, i Centri sono del volontariato e quindi devono essere «promossi e gestiti da organizzazioni di volontariato».

Del resto l’idea che i Csv debbano essere promossi e gestiti dal volontariato e non da altri soggetti, sia pure di Terzo settore, ha un fondamento costituzionale: è infatti coerente con la sentenza della Corte Costituzionale 500/93 (che riprende una sentenza precedente), dove si legge che la 266/91 addossa alle Fondazioni «un onere destinato alla costituzione di fondi speciali diretti a finanziare centri di servizio, gestiti dalle stesse organizzazioni di volontariato al fine di sostenere e di qualificare l’attività degli operatori volontari». La sentenza quindi ribadisce la legittimità dei Csv come modalità di sostegno al volontariato e nello stesso tempo sottolinea che i servizi sono destinati specificamente all’universo del volontariato, che «rappresenta l’espressione più immediata della primigenia vocazione sociale dell’uomo, derivante dall’originaria identificazione del singolo con le formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità».
Per cercare un punto di equilibrio ed evitare che il  volontariato si trovi minoritario o totalmente escluso dalla gestione dei propri Centri di servizio, Lepri propone che, a fronte del libero ingresso nella base sociale e di criteri democratici per il funzionamento dell’organo assembleare, venga attribuita «la maggioranza assoluta dei voti nell’assemblea alle organizzazioni di volontariato». Il Forum invece propone che nell’assemblea si attui la «limitazione del voto multiplo e delle deleghe e la composizione degli organismi direttivi, secondo il principio della non prevalenza di nessuna delle forme di enti di Terzo Settore». Soluzione che toglie al volontariato ogni possibilità di avere la maggioranza.

 Di chi sono al servizio i Csv?

Per la bozza Lepri, i Csv sono finalizzati a «fornire supporto tecnico, formativo e informativo per promuovere e rafforzare la presenza e il ruolo dei volontari nei diversi enti del Terzo settore», formulazione che sembra dimenticare le organizzazioni di volontariato, che invece per Csvnet sono centrali: i Csv infatti  hanno «hanno finalità di supporto tecnico, formativo e informativo delle organizzazioni di volontariato medesime, per il sostegno e la promozione dell’attività di volontariato di cui all’art. 2 della legge 266/91 svolta negli altri enti del Terzo settore, nonché per il sostegno di iniziative territoriali solidali».
Il Forum lascia la formulazione della proposta Lepri, ma puntualizza, questa volta in accordo con Csvnet, che i Csv «sono nati per dare servizi alle organizzazioni di volontariato. Non si ritiene quindi opportuno che, vista anche la limitatezza delle risorse, queste vengano utilizzate diversamente da quanto già previsto, ampliando compiti e mansioni. La riforma deve essere occasione per fare chiarezza, non per aumentare la confusione di ruoli». E abbiano già visto come questa limitazione sia coerente con la citata sentenza costituzionale.
Nello stesso tempo, però, il forum aggiunge però una grave limitazione alle attività in sostegno del volontariato dei Csv, che «non possano procedere a erogazioni dirette in denaro ovvero a cessioni a titolo gratuito di beni mobilio immobili a beneficio degli enti del Terzo settore». Formula che sembra escludere anche la possibilità, tra l’altro, di pubblicare bandi per erogare finanziamenti ai progetti.

Chi controlla i Csv?

Attualmente la funzione di controllo sui Centri di Servizio è esercitata dai Coge (Comitati di Controllo). La proposta Lepri prevede che «l’attività di programmazione e controllo dell’attività e della gestione» sia svolta da «organismi regionali o sovra-regionali, tra loro coordinati sul piano nazionale. In particolare questi organismi, «in applicazione di criteri definiti sul piano nazionale», dovrebbero provvedere «alla programmazione del numero e della collocazione dei Centri di servizio, al loro accreditamento e alla verifica periodica del mantenimento dei requisiti, anche sotto il profilo della qualità dei servizi dagli stessi erogati, nonché all’attribuzione delle risorse finanziarie anche in applicazione di elementi di perequazione territoriale».
Dunque la qualità dei servizi non sarebbe valutata dalle organizzazioni di volontariato, ma da questi organismi, che dovrebbero essere costituiti con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, «secondo criteri di efficienza e di contenimento dei costi di funzionamento» e la cui maggioranza, secondo il Forum, sarebbe in mano alle «fondazioni bancarie finanziatrici, con quota di minoranza di organismi di rappresentanza dei diversi enti di Terzo settore». Ancora una volta, il protagonismo del volontariato viene mortificato: destinatario dei servizi sì, ma non in grado di valutarne la qualità.
Su chi gravano i costi di questi organismi di controllo? Sono a carico delle risorse di cui all’art, 15 della 266/’91, cioè di quelle che finanziano i Csv, ma «con l’eccezione di eventuali emolumenti previsti per gli amministratori e i dirigenti, i cui oneri saranno posti a carico, in maniera aggiuntiva, delle fondazioni bancarie finanziatrici». Csvnet invece chiede che i costi di questi enti, deputati al «controllo delle attività e della gestione» – e non quindi alla valutazione di qualità – non possano essere posti a carico delle risorse previste dalla 266/91, che negli anni si sono drasticamente ridimensionate e che non sarebbe giusto togliere al volontariato, sia pur parzialmente.

 L’accreditamento

Ambiguo è il punto tre del comma e dell’art. 5 della bozza Lepri, in cui si prevede «il loro accreditamento [dei Csv] e il loro finanziamento stabile attraverso un programma triennale, con le risorse previste dall’articolo 15 della legge 11 agosto 1991, n. 266»,  I Csv esistono già da molti anni, sono radicati sul territorio, hanno una storia, fatta anche di cambiamento, e un’identità. Devo forse riaccreditarsi? E devono farlo ogni tre anni? Perché e in che modo? Questo passaggio non è chiaro.

Per quanto riguarda le risorse la bozza specifica che qualora i Csv utilizzino risorse diverse da quelle previste per legge (cosa che molti Centri di Servizio già fanno, per fronteggiare i tagli degli ultimi anni), queste devono «essere comprese in una contabilità separata». Come già accennato  –  e su questo concordano anche Forum e Csvnet – sono previsti meccanismi per un’equa distribuzione delle risorse sul territorio nazionale: attualmente, infatti, sono concentrate soprattutto in alcune Regioni, a causa della diversa distribuzione geografica delle Fondazioni di origine bancaria.

Sono infine previste «forme di incompatibilità per i soggetti titolari di ruoli di direzione o di rappresentanza esterna».