Generatività sociale: incontro al Festival

La generatività sociale. Dall’approccio culturale alle esperienze di welfare.

Un incontro ricco di riflessioni interessanti sia dal punto di vista culturale che esperienziale.

Dopo i saluti della presidente di Svep Laura Bocciarelli, Franco Floris - direttore di “Animazione Sociale” la rivista mensile per operatori sociali del Gruppo Abele di Torino – ha aperto con una riflessione di taglio culturale evidenziando da subito il rischio di ambiguità insito nell’espressione “welfare generativo”. Tra i testimoni della sua concezione di generatività ha citato Zygmunt Bauman, Don Milani e Paulo Freire che sosteneva che ogni epoca ha dentro di sé la capacità di cambiamento e di futuro. Il tema fondante proposto a più riprese dal relatore è stato quello della necessaria alleanza tra cittadini e istituzioni con la convinzione che queste ultime debbano fare la propria parte perché “se si abbandonano i cittadini a se stessi, il rischio è la guerra”! Da ricordare anche l’invito pressante a considerare la generatività come un “dovere civico” da non confondersi con la benevolenza o il buon cuore. In particolare non è generativo il volontariato che si sostituisce all’ente pubblico per coprire dei vuoti istituzionali o carenza di servizi.

Pierfrancesco Majorino – assessore alle Politiche sociali e cultura della salute del Comune di Milano - , sollecitato dalla giornalista Miriam Giovanzana, ha analizzato brevemente i grandi cambiamenti che caratterizzano il nostro presente, sottolineando come la logica emergenziale con cui definiamo e affrontiamo determinati eventi, nasca principalmente dalla nostra incapacità di affrontarli in modo organizzato e razionale e dalla paura della Politica di dire con chiarezza ai cittadini che – ad esempio nel caso delle migrazioni – ci troviamo davanti a un evento che sicuramente durerà nel tempo e che niente o nessuno potrà fermare in modo pacifico. La città di Milano in 23 mesi ha accolto 81.000 profughi in grandissima parte stranieri non identificati e, se ce l’ha fatta, è stato grazie a una seria alleanza tra istituzioni e terzo settore. Tra l’altro osando aprire spazi pubblici inutilizzati per renderli disponibili all’accoglienza.

 A questo si è agganciato anche il secondo intervento di Franco Floris che ha citato alcune buone prassi di Torino, la sua città, affermando con chiarezza che “questo modo di vivere non è più possibile, il vecchio stile di vita non funziona più” e che, fuori dai circuiti tradizionali stanno nascendo esperienze nuove e interessanti di cui si parla troppo poco: gli orti urbani, l’agricoltura sociale, i quartieri solidali … piccole realtà molto significative che non hanno trovato spazio adeguato neanche in Expo.

 Miriam Giovanzana ha chiuso un incontro che davvero ha proposto suggestioni di futuro.

Carla Chiappini

 

 

24 settembre 2015 - Palazzo Galli Salone dei Depositanti

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