Ritratti volontari: Luigi Curotti

Incontro con Luigi Curotti del Gruppo Vega di Protezione Civile di San Giorgio Piacentino

Luigi Curotti, cinquantotto anni, un mestiere autonomo, la famiglia e poi il volontariato di Protezione Civile con il Gruppo Vega. Una passione decennale che coltiva dedicando tempo all’associazione del suo paese: San Giorgio Piacentino.

 -          Cosa le piace del suo impegno volontario? –

-          Per me il volontariato è stato una scoperta da adulto e anche una scoperta casuale. Un giorno un’amica mi ha invitato a partecipare a una riunione del gruppo di protezione civile, mi sono incuriosito e sono rimasto. Poi è nata anche la passione per  un impegno che è di aiuto agli altri. In effetti, vedendo le persone in difficoltà penso che un domani potrei trovarmi io al loro posto o magari qualche persona che mi è cara e allora sarebbe bello incontrare qualcuno che è lì per te, per darti una mano. L’altro giorno, per esempio, è arrivato l’allarme per una persona scomparsa e siamo usciti subito per collaborare alle ricerche; la persona è stata trovata da un altro gruppo ma è stato bello sapere che, pur essendo anziano e disperso da tante ore, ce l’ha fatta e sta bene. Noi interveniamo anche in altre circostanze; per prevenire il rischio idrogeologico nei comuni dell’unione, per soccorrere le popolazioni terremotate … Ma, a dire la verità, a me del volontariato piace anche il fatto di imparare sempre cose nuove, di incontrare altre persone, nuove realtà, di aprire la mente.

 -          Ci sono altri volontari nella sua famiglia?

-          Mia figlia veniva al Gruppo con il suo compagno ed è anche partita quando c’è stato il terremoto de L’Aquila ma ora è diventata mamma e ha preso una pausa dal volontariato.

 -          Quale è stata – da volontario - l’esperienza più emozionante che ricorda?

-          Sicuramente quella del terremoto in Emilia. Per me era la prima esperienza importante, eravamo a Finale Emilia e prestavo servizio al campo-base, ho fatto le mie ferie là, quasi alla fine del campo.  Non sono una persona particolarmente emotiva ma devo ammettere che l’ultimo giorno mi è venuto un gran magone e, se avessi potuto, mi sarei fermato ancora un po’. E poi c’è stata anche Parma con l’alluvione del fiume Baganza, bé lì si vedeva proprio il disastro, il danno materiale. L’esperienza del soccorso a me dà molta energia, mi sostiene e, pensando che qualcuno dei miei si potrebbe un giorno trovare in difficoltà, mi rendo conto di com’è importante poter essere di aiuto in certe circostanze difficili e dolorose.

A cura carla chiappini