Pietro Bartolo lascia un segno a Piacenza

Sabato 4 novembre la città di Piacenza per due ore ha vissuto Lampedusa, il mare, i migranti, l’accoglienza in compagnia di Pietro Bartolo il medico dell’isola, protagonista del docufilm “Fuocoammare” Orso d’Oro 2016 al Festival di Berlino. L’incontro, organizzato dal CSV di Piacenza SVEP, dall’associazione “La Ricerca Onlus” e dall’Opera Pia Alberoni, si incastonava all’interno di una singolare mostra fotografica con immagini legate al passaggio della Croce di Lampedusa sul territorio piacentino. Un salone gremito di studenti e di cittadini interessati ad ascoltare una testimonianza straordinaria e la possibilità per alcune redazioni scolastiche di avere per circa un’ora Pietro Bartolo tutto per sé.  Accanto al medico lampedusano, altri due ospiti significativi: Lorenzo Bianchi giornalista inviato di guerra per il Resto del Carlino prigioniero – con alcuni colleghi italiani e non - di Saddam Hussein e Benedetta Cappelli giovane ostetrica piacentina impegnata con Medici Senza Frontiere in una missione di salvataggio nelle acque di Sicilia.

Tre le redazioni presenti all’incontro con i testimoni: del Liceo Colombini, Liceo Cassinari e Istituto Romagnosi. Una ventina di ragazzi seduti intorno al grande tavolo della biblioteca del Collegio Alberoni che hanno potuto porre domande ed ascoltare da vicino i protagonisti di storie fuori dal comune.

I giovani redattori entrano subito nel vivo con una domanda diretta a Pietro Bartòlo: - Come ci si sente sapendo di aver salvato molte vite? –

-          Sì, è vero – risponde il medico – ho salvato tante vite, a volte già chiuse nei sacchi dove di depongono i morti. Tanti bambini; alcuni li ho anche fatti nascere e allora in quei momenti mi  sento bene, mi sento un uomo vero, una persona che dà senso alla propria vita. Certamente non un eroe.

Ma è anche vero che ogni volta che ti trovi a fare un’ispezione cadaverica, soprattutto su un bambino, hai la sensazione che stia accadendo qualcosa di disumano, di vergognoso che accade quasi tutti i giorni e di cui nessuno parla più.  E ti senti molto male –

-          E i media come si comportano rispetto a questa vicenda tanto complessa? – chiede una ragazza.

-          I media come anche i politici a volte sembrano impegnati soprattutto a seminare odio e paura. Fanno terrorismo mediatico e per questo dovrebbero essere puniti. Vedete, ci sono due mestieri che io stimo più di tutti gli altri: quello degli insegnanti e quello dei giornalisti. I primi perché hanno tra le mani la formazione dei ragazzi e i secondi perché possono dar voce a chi non ce l’ha. Sono stato io stesso per 25 anni immerso nella sofferenza dei migranti in silenzio, senza che nessuno si desse la pena di raccontare alla gente cosa stava succedendo nella nostra isola. Poi  due anni fa è arrivato a Lampedusa questo personaggio straordinario – Gianfranco Rosi – che voleva capire e mi faceva domande e poi ha fatto questo docu film in cui ha raccontato al mondo la straordinaria storia della nostra isola e delle persone che arrivano da un mare dove, purtroppo, tanti di loro hanno trovato la morte. Questo è stato un fatto molto importante che ha risvegliato l’attenzione e la sensibilità di tanta gente. E da allora sono due anni che dedico i miei fine settimana a girare su e giù per l’ Italia per parlare dei migranti, di queste persone che affrontano immani sofferenze per salvarsi dalle guerre o dalla fame. Perché, vedete, morire di guerra è terribile ma morire di fame è ancora peggio; è un tormento che ti fa soffrire ogni giorno per tanti giorni per cui io non riesco ad accettare la distinzione tra rifugiati e migranti economici. Sono tutte persone disperate che tentano di salvare se stesse e i loro bambini. –

Nella splendida biblioteca i ragazzi sono ammutoliti, l’ascolto è assoluto. Resta solo il tempo per una domanda anche agli altri due ospiti. Interviene, dunque, il giornalista Lorenzo Bianchi chiamato in causa dalle considerazioni sui media e offre qualche riflessione sulla vicenda delle fake news precisando che, per essere credibile, la sua scelta professionale è stata quella di andare sul posto per poter vedere coi suoi occhi, per essere testimone credibile. E porta l’esempio dell’abbattimento della statua di Saddam Hussein fotografato da una prospettiva che falsificava del tutto quella realtà dei fatti che lui stesso poteva osservare direttamente da una camera che dava sulla Piazza del Paradiso a Baghdad.

Benedetta Cappelli chiude l’incontro con le redazioni scolastiche condividendo l’emozione del salvataggio di una bambina nel giorno del suo primo compleanno.

Tempo scaduto. Ora toccherà ai giovanissimi redattori il compito non facile di dare voce ai tre testimoni sulle pagine dei giornali scolastici. Una preziosa opportunità per loro e per Svep l’occasione di rafforzare una collaborazione costruttiva con gli istituti scolastici piacentini.

 L’incontro pubblico è stato condotto dal giornalista piacentino Giangiacomo Schiavi editorialista del Corriere della Sera.

Carla Chiappini – Ufficio Stampa Svep

L'incontro è stato generosamente coperto dai media cittadini.

Vedi Piacenzasera, Liberta.it, Piacenzaonline. In allegato i due pezzi del quotidiano Libertà.

Il redazionale realizzato da Elena Caminati è disponibile cliccando a questo link