RITRATTI VOLONTARI

SIMONA SOLVI: il desiderio di dare un contributo per migliorare la vita delle persone

Simona Solvi, presidente di FOIC – Fiorenzuola oltre i confini, è giovane, bella e competente. Ingegnere gestionale impegnata in consulenza per l’innovazione in sanità, lavora a Milano, vive a Fiorenzuola e dedica parte del suo tempo libero al volontariato.

Le chiediamo di raccontarci da dove nasce questa sua scelta di responsabilità.

In generale – spiega – da un interesse per la “cosa pubblica”, dal desiderio di dare un mio contributo per migliorare la vita delle persone. E poi anche da una storia familiare contrassegnata dall’impegno dei miei genitori che sono stati i promotori del circolo ANSPI della nostra parrocchia. In realtà sono cresciuta in mezzo al volontariato.

Poi nel 2012 un viaggio in Bosnia organizzato da “Fiorenzuola oltre i confini” e Caritas.

Sono andata anche perché un’amica, all’epoca impegnata in un progetto di Servizio Civile Internazionale in Kosovo, ci avrebbe raggiunti in Bosnia e ho pensato fosse una buona occasione per incontrarla. Non conoscevo nessuno, sono partita da sola ma quel viaggio è stato molto importante. Sui Balcani c’è poca informazione; si pensa sempre alla guerra ma ora le emergenze sono altre.

In quel periodo Simona vive a Milano, resta agganciata all’associazione ma sperimenta altre forme di volontariato. Poi, però, nel 2016 “Fiorenzuola oltre i confini” festeggia il ventennale e Simona si impegna più direttamente insieme a un gruppo di ragazzi; c’è il rinnovo del Consiglio e accetta la carica di presidente.

Questo incarico chiama in causa il tema della responsabilità, sono un’operativa e faccio fatica a rimanere indifferente quando ci sono molte cose da fare. Per me in questo momento non è semplice capire su cosa vale la pena concentrare i nostri sforzi, trovare una causa comune a cui dedicare l’attività dell’associazione. Un prima grande responsabilità dell’associazione è, quindi, quella della focalizzazione degli obiettivi.

E poi c’è un altro tema importante: quello delle collaborazioni e del fare rete che è davvero un punto debole del nostro impegno sociale. Purtroppo abbastanza spesso vediamo iniziative molto simili organizzate sullo stesso territorio che si polverizzano l’un l’altra. Il tema non è, comunque, quello di fare meno cose ma di arrivare a scambiarsi le informazioni!

Infine nella nostra associazione si pone anche la questione generazionale; il nostro desiderio sarebbe quello di trovare iniziative che possano essere portate avanti dal gruppo più anziano a cui sommare attività più sfidanti per noi giovani. Ma non è affatto facile. La componente storica la stiamo un po’ perdendo e i giovani non aumentano. –

Prima di salutarci le chiediamo in sintesi quali sono gli impegni più immediati di FOIC

In questo momento ci stiamo concentrando su due macro-temi: innanzitutto la Bosnia dove vogliamo mantenere un’attività di cooperazione internazionale a sostegno di progetti nelle scuole oltre che con l’orfanotrofio Dom Porodica con cui da anni siamo in contatto. Tra l’altro stiamo facendo qualcosa di simile anche in Kenia sostenendo economicamente gli studi di 4 ragazzi. E poi c’è l’impegno di advocacy che prevede la promozione di una cultura della solidarietà sul nostro territorio; dentro questa area stanno l’organizzazione a Fiorenzuola della Festa Multietnica e dello sportello immigrati. Oltre alla programmazione di incontri pubblici su temi di attualità; ad esempio poco tempo fa abbiamo promosso un incontro sul decreto sicurezza a cui ha partecipato un pubblico particolarmente numeroso e interessato. In conclusione, per rispondere in modo più compiuto alla tua domanda iniziale sul senso del mio volontariato, aggiungo che lo faccio perché mi sembra assurdo non provare a migliorare questa società, rispettando le differenze e le idee degli altri; trovo che sia un impegno molto stimolante!

A cura di Carla Chiappini

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LUIGI CUROTTI Gruppo Vega - San Giorgio Piacentino 

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