RITRATTI VOLONTARI

Dario Sdraiati: “Incontrare il bene fa bene!”

Dario Sdraiati sessantasei anni,  dirigente pubblico in pensione, è responsabile del  gruppo di volontari dell’AVO di Castel San Giovanni.

-          Ho sempre avuto l’idea che, quando avrei finito di lavorare,  mi sarei dedicato al volontariato! -  così esordisce proprio all’inizio del nostro incontro – Nella mia vita ho ricevuto tanto bene e avevo il desiderio di restituire ma non sapevo come e dove farlo. –

Nell’ultimo anno di lavoro si guarda intorno e capita, quasi per caso, che una giovane collega gli dica: - Sai, io ti vedrei bene all’AVO! –

Dario decide così di frequentare il primo corso AVO che si tiene a Castel San Giovanni  per dare vita al nuovo gruppo di volontari che avrebbe preso servizio nell’ospedale del capoluogo di Distretto.

-          Ho cominciato così, quasi per caso e poi mi sono trovato subito in un ruolo di responsabilità... Comunque fin da piccolo ho sempre avuto una predisposizione per le persone più fragili e più deboli e questo tipo di impegno mi è sembrato giusto per me. –

A Castello attualmente sono attivi ventidue volontari dell’AVO nei reparti  di Medicina, Cardiologia, Medicina Riabilitativa che,  ci dice Dario, hanno differenti tipologie di pazienti e richiedono un servizio diverso.

-          In Medicina sono ricoverate in prevalenza persone anziane , spesso sole che, quindi, hanno bisogno di compagnia per cui noi cerchiamo di far sentire la nostra presenza, magari scambiamo due chiacchiere e, se necessario, le aiutiamo a mangiare. In Cardiologia, invece, ci sono in genere persone più autonome e brillanti ; spesso si scherza insieme. Per il Riabilitativo, infine, dovremo forse creare un nucleo di volontari ad hoc perché i pazienti restano ricoverati per diversi mesi e, anche con il primario dottor Antenucci,  stiamo ragionando su come sia possibile rispondere in modo più efficace alle loro differenti esigenze. Si tratta in gran parte di persone seguite dai familiari ma la lunga degenza provoca a volte uno stato depressivo per cui avrebbero bisogno di presenze più costanti e di una compagnia “dedicata”. Questo è il servizio che preferisco perché è più facile instaurare rapporti profondi che prevedono un impegno di ascolto attento e costante. Sembra facile ma la società in cui viviamo non ci predispone ai tempi e ai modi dell’ascolto; bisogna sempre correre, competere …-

Le persone lungo degenti, dunque, richiedono tempo e attenzione ma, ascoltandoli, si incontrano storie veramente toccanti: - Più di una volta – prosegue Dario – mi è capitato di dire tra me e me “guarda questa persona come mi ha arricchito…” Ricordo ad esempio una signora di circa novant’anni che era ricoverata in Riabilitazione e aveva tanti “nipoti” come diceva lei che era stata ostetrica e aveva, nell’esercizio della sua professione, fatto nascere tanti bambini. Tra l’altro era stata una volontaria AVO in Liguria. Un giorno mi dicono che è in arrivo il marito con la badante – una marmorea donna dell’est - che spinge la carrozzina. Questo signore di circa 100 anni avvicina la moglie e la bacia e l’abbraccia. Si baciano e si abbracciano. Un momento commovente. Negli ospedali si incontra tanta sofferenza ma anche tanta umanità. –

E aggiunge: - Ma, guardi, c’è tanta umanità anche tra gli operatori; ci sono, tra loro, persone che davvero danno l’anima! Questo volontariato è una scelta che rifarei subito e proporrei anche ad altri; è un volontariato ricco di calore umano e, mi creda, incontrare il bene fa bene!

Carla Chiappini